giovedì 10 maggio 2018

A scuola dalle...API!


La settimana scorsa con i ragazzini di V elementare dell'oratorio di Regina Pacis siamo andati a Codemondo, presso l'azienda agricola de Le Api Libere per studiare più da vicino la vita di questi insetti da cui spesso scappiamo ma senza le quali la nostra stessa esistenza sarebbe messa a repentaglio.

La giornata non prometteva sole ma abbiamo azzardato ugualmente e ne è valsa la pena. I bambini innanzitutto sono stati protagonisti di una caccia ai diversi fiori presenti nel giardino: di che colore erano, dove si trovavano (su una pianta, su un prato, un cespuglio, ...). A restituzione fatta hanno ascoltato Annalisa, l'esperta, che ha spiegato loro che alcuni fiori servivano per produrre il miele e addirittura era possibile mangiare quei fiori. Attenzione perché non tutti i fiori sono commestibili: quelli erano fiori di Acacia e sanno di...legumi!
In questo pomeriggio abbiamo visto come funziona la produzione del miele da parte delle api e come vengono allevata in un'azienda agricola. Abbiamo inoltre seminato semi di Acacia in un bicchiere di plastica così da poterlo portare a casa e farlo crescere in giardino o in balcone. Prendersi cura di una pianta è un metodo molto educativo per imparare a prendersi poi cura anche di tutto il creato, persone in primis.
Al termine di tutto non si poteva non concludere con la merenda e con l'assaggio di due mieli diversi: quello di Acacia (ovviamente) e quello di castagno.
Dal tragitto alla caccia ai fiori, dall'alveare alla produzione, dalla città alla campagna, quella di mercoledì scorso è stata una giornata indimenticabile!!
Possiamo dire di essere andati effettivamente a scuola dalle api!



giovedì 19 aprile 2018

Una gita in campagna

Oggi coi ragazzini più piccoli dell'oratorio di Regina Pacis siamo andati in una fattoria didattica a Correggio, dal sinor contadino Daniele Garuti, un giovane di 24 anni che ha aperto la sua attività da qualche anno e che accoglie orde di bambini analfabeti o quasi di natura e insegna loro qualcosa. Questo qualcosa consiste nell'impare a distinguere una faraona dalla regina del faraone, a collegate le uova dei diversi pennuto che ospita, e altre cose ancora. Inoltre insegna (facendolo fare in diretta ai ragazzi) come si zappa, come si pianta, come si concima e come si innaffia una piantina di erba cipollina, piuttosto che del prezzemolo, o del basilico e via discorrendo.
Insomma oggi si fanno i compiti in questo modo all'oratorio, ed è una vera e propria scuola!
Ai ragazzi è piaciuto soprattutto piantare gli ortaggi: è stato difficile farli tornare a casa tanto è stata una esperienza significativa.
Prendersi cura di un vegetale rimanda a quanto occorre per prendersi cura delle relazioni che viviamo.




giovedì 12 aprile 2018

Lettera alle assemblee parrocchiali della UP


Carissimi,

purtroppo non mi è possibile essere con voi quest’oggi ma reputo importante dare quantomeno un mio contributo scritto.

Ho provato ad accostare le parole scritte da papa Francesco nei punti dell’EG che avrete appena letto con il progetto educativo degli oratori, con la vita che abita in questi luoghi. A circa due anni dal mio arrivo (per alcuni oratori poco più e per altri poco meno) sto vedendo quanta strada abbiamo già fatto. Mi sento sempre più voluto bene da voi e questo è per me motivo di grande fiducia e di incoraggiamento. Per questo vi ringrazio di cuore. Allo stesso tempo vivo anche un certo senso di lontananza da parte delle comunità al progetto degli oratori. Eppure dovreste vedere che vivacità in questi luoghi. Si vive (a tempi alterni certamente) quella gioia missionaria di cui parla Francesco, quella gioia che vive anche Gesù quando si rivela ai piccoli.  Stiamo camminando, non c’è dubbio, eppure penso davvero che sia il tempo di entrare dentro una co-progettazione: i ragazzi hanno bisogno di una comunità che si faccia vedere e sentire. Ci sono mille modi per poter concretizzare questa frase ed è per questo che ho bisogno di progettare con voi, con una comunità effervescente.
Il papa parla di discepoli che prendono l’iniziativa. Io ne ho prese tante fino ad ora e sempre più. Certamente quelle che però hanno maggior efficacia sono quelle cha partono dalle idee di parrocchiani che mi si fanno vicini, mi raggiungono e chiedono di provare a vedere quello che loro vedono e di poter immaginare qualcosa di bello in oratorio.
Conosco sempre più fra voi evangelizzatori che hanno odore delle pecore, che hanno quella scintilla che li porta oltre, che li porta a donarsi. Quanto bello e prezioso sarebbe mettersi in cammino insieme. Magari per piccoli tratti oppure per lunghi, chissà: che spettacolo sarebbe!
Sapete, anche grazie all’opera dei vostri oratori, state diventando un punto di riferimento per le persone che condividono il vostro medesimo territorio. Quanti ragazzi hanno la possibilità di vivere una Chiesa vicina, una Chiesa dalla porte aperte, una Chiesa in uscita perché accoglie chi è fuori…e anche chi è dentro. Il linguaggio proprio dell’oratorio non è quello della catechesi o della liturgia, ma è pur sempre un linguaggio attraverso il quale si evangelizza: attraverso l’esempio, un tempo prolungato e ripetuto passato insieme, un “buongiorno, come stai” che sai che non mancherà alla tua giornata, …
Ma quanti ragazzi potrebbero ancora avvicinarsi alla sorgente se davvero ci pensassimo chiamati in causa in questo percorso! In oratorio, a prescindere dell’età, hai sempre la possibilità di donarti. Abbiamo, infatti, bisogno di educatori, di animatori, di baristi, di chi ci compra un pallone o una rete, di chi fa un’offerta, di chi viene a pulire, di chi viene a incontrare chi c’è, di chi non può far nulla di questo ma può pregare per i ragazzi dell’oratorio e per questa opera missionaria. Già, missionaria perché tutti i piccoli sono poveri se non hanno punti di riferimento credibili, luoghi adeguati in cui crescere, esperienze di gruppo, momento di servizio e di riflessione.
Vi invito col cuore in mano a partecipare al Weekend dell’Educazione che si terrò il 20-21-22 aprile. In particolare sabato presenterò a tutti per la prima volta il progetto educativo degli oratori della UP. Verrà consegnata nella stessa serata un depliant cartaceo progetto: uno strumento veloce da leggere e sintetico così da poter entrare nella case di ciascuno di voi. Un segno, se volete, di tutta una umanità amata da Dio che nella ferialità dei giorni prende vita nei vostri oratori. Quindi venite così vi portate a casa anche il gadget!
Altri due segni abbiamo pensato quest’anno per far entrare maggiormente l’oratorio nella vostra quotidianità: il calendario 2018 (ne abbiamo ancora qualcuno da svendere) e le felpe della UP che cominceremo a vendere al Weekend dell’Educazione. Sono due segni che in sé incorporano due finalità: rianimare una certe idea di appartenenza e dall’altra una fonte di entrata per i tanti percorsi che stiamo offrendo in oratorio. Vi sollecito per tanto a essere attenti a questi sforzi (non solo miei ma di un certo numero di universitari).
Vi lascio la mia email per cominciare una co-progettazione con chiunque ritenga preziosa l’opera missionaria oratoriana al fine di migliorarla e viverla di più.

Un abbraccio,

Ciri

martedì 3 aprile 2018

Educare attraverso lo sport

«I giochi di squadra procurano gioia e salute e costituiscono un mezzo per insegnare ai ragazzi, che domani saranno uomini, la disciplina, la padronanza di sé e l’abitudine a giocare lealmente, tutte cose che formano un buon sportivo» (Baden Powell)

Oggi lo sport non è più un gioco. Non lo dico come se fosse una buona notizia o come se fosse uno slogan da annunci pubblicitari. La pratica sportiva si è mano a mano allontanata dal modello del gioco, quel sano modo di relazionarci che ci ha fatto crescere fin da... bambini. Il gioco, infatti,  rappresenta una notevole forma di apprendimento per i piccoli. Esso è uno stile che forma competenze di diverso genere: sviluppa il controllo del corpo con lo spazio e con il tempo, aiuta a sviluppare un pensiero tattico, promuove un sano agonismo, aiuta a conoscere e cooperare con altri...
Purtroppo tutto questo oggi sembra  proprio dimenticato, come se non fosse mai stato vero. Adesso ciò che sembra contare è la possibilità di trovare dei talenti da spremere come si fa con le arance nella speranza che diano un succo (possibilmente un'entrata economica) dolce. Lo sport è ormai più vicino all'idea del lavoro che del gioco, dello spettacolo piuttosto che all'ordinarietà. 
Come oratorio siamo chiamati a rilanciare la proposta sportiva di uno sport accesibile, offrendo una serie di attività e non solamente una, puntando a ripensare tempi, spazi e stili. L'oratorio infatti di base offre un cortile nel quale giocare in semplicità e senza formalità, luogo di incontro e di conoscenza.Un tempo ai ragazzini bastava uscire di casa e trovarsi in un cortile per dare due calci al pallone. L'oratorio può fare questo.
Ma possiamo fare anche di piu: possiamo anche educare attraverso lo sport. Per questo oggi sono partiti i LabOratori sportivi sul cortile di Spirito Santo. Erano in cantiere tre Lab ma purtroppo ne è partito solo uno. L'idea non è quella di diventare una società sportiva ma quella di insegnare la bellezza del gioco è la ricchezza di farlo in compagnia e senza ansia da prestazione. Avvicinare ragazzini a uno sport che altrimenti potrebbero non incontrare. 
Crediamo che lo sport possa essere una grande via di comunicazione educativa a volte poco sfruttata e riconosciuta a livello oratoriano sul nostro territorio. Per questo motivo stiamo provando a pensare a un campo settimanale all'insegna dello sport dal 25 al 29 giugno sempre a Spirito Santo. Ringrazio chi ha deciso di collaborare e ci si era messo a disposizione anche per gli altri LabOratori sportivi. Rilanciamo il tempo del gioco come occasione di crescita personale e sociale!

giovedì 15 marzo 2018

Programmare non è progettare



Spesso si confondono questi due termini ma in realtà c’è differenza nel parlare di programmazione e nel parlare di progettazione. Quest’ultima risponde a domande diverse dalla prima. Nel progettare occorre domandarsi tre cose fondamentali: da dove si parte, dove si desidera arrivare, come viaggiare. In altre parole e chiarirsi le idee sulla realtà dalla quale siamo inseriti, le finalità e gli obiettivi da raggiungere e infine lo stile e il metodo con il quale procedere. Capite come in ambito educativo queste domande diventino basilare per la creazione di un qualsiasi percorso.
Programmare invece risponde alla sequenza di domande “chi-fa-cosa”. In altri termini potremmo dire che programmare è la fase introduttiva dell’organizzazione delle attività. Parla un linguaggio molto concreto e ben comprensibile perché è lo slancio per rendere visibile un’azione educativa.
Tuttavia si sente spesso parlare di programmazione e poco di progettazione. Si programma tanto, si progetta poco. È come iniziare a ordinare l’arredamento di una casa senza aver scelto dove costruirla, quanto farla grande e quali materiali utilizzare. Capite che è abbastanza imbarazzante la scena: arrivano i camion con la consegna del forno, della lavatrice, del divano, del tavolo… ma non c’è modo di inserirli dentro una casa che non si è pensata.
Mi sono chiesto il motivo di questo snobbare la progettualità. Bene, certamente una risposta è dato dal fatto che siamo più abituati a programmare un’agenda che non progettare la vita. Un’altra ragione è data dal fatto che progettare ci chiede di alzare la posta in palio, ci chiede tante energie e di puntare in alto. E qui entra in gioco la paura di sbagliare e di precipitare trasformando il sogno in un’illusione e dunque in una delusione. Oltre a questi due punti penso anche che per progettare occorra una certa predisposizione e preparazione (meno richieste nel programmare): è di grande aiuto una certa professionalità fatta di attenzioni, accorgimenti, osservazioni, ascolti, mediazioni e meditazioni.
Eppure progettare non è solo importante è vitale! Se non si progetta i percorsi sono già morti. Progettare è fondare la casa sulle fondamenta e appoggiare una struttura prefabbricata sul suolo, senza andare in profondità, senza poggiare sulla pietra d’angolo.
Ecco perché tema di questo Weekend dell’Educazione sarà proprio la progettazione dell’azione educativa e in particolare la presentazione e la consegna del Progetto Oratori dell’UP Santa Maria degli Angeli. Teniamo presente che questi temi sono all’ordine del giorno nei tavoli della Pastorale Giovanile nazionale a Roma e dunque siamo in perfetta sintonia con la Chiesa che ci guida e dal soffio dello Spirito Santo che da vita ad ogni azione.
A tutti chiedo di partecipare ai tre incontri del Weekend dell’Educazione, che si terrà da venerdì 20 a domenica 22 aprile presso gli spazi dell’oratorio di Regina Pacis. Invito tutti coloro con più di 14 anni a partecipare a queste discussioni: è roba vostra! Prendetevene cura altrimenti nessuno lo potrà fare al posto vostro. Non vi è chiesto molto. Vi è chiesto il necessario. Abbiamo asciugato il programma (a proposito) dell’evento proprio per permettere a tutti di esserci con le orecchie, con il cuore, con la mente e con la parola. Vivere il Weekend dell’Educazione sarà l’unica maniera per capire davvero il pensiero che ci sta dietro all’azione educativa degli oratori della vostra UP.
Vi aspetto con tanta fiducia!
Ciri

giovedì 15 febbraio 2018

Verso il Weekend dell'Educazione 2018


Sì è vero, non siamo nemmeno a marzo e vi parlo già del Weekend dell'Educazione che si terrà dal 20 al 22 aprile. Vi informo per tempo per evitare il flop (diciamocelo onestamente) dell'anno scorso. 
Ci avviciniamo così alla seconda edizione di questo evento che vedrà un posto fisso nell'agenda dei prossimi anni.
Qualcuno forse ha bisogno di rinfrescarsi la memoria a tal proposito.
Bene, cominciamo con dire che finalità del Weekend dell'Educazione è di fermarsi ad ascoltare. Se vi ricordate a cavallo fra settembre e ottobre abbiamo vissuto il Sinodo sugli Oratori, in cui io e don Paolo in primis ci siamo messi all'ascolto vostro e soprattutto di quanto lo Spirito suscitava in ciascuno dei partecipanti su temi riguardanti l'educazione e l'evangelizzazione in oratorio. In occasione del Weekend dell'Educazione invece è la comunità che si metterà in ascolto: in ascolto di riflessioni approfondite, testimonianze e progettualità.
Nel concreto abbiamo istituito 3 momenti APERTI A TUTTI (non ci si può sbagliare quest'anno), come si può vedere dal volantino in immagine.
  1. Il primo appuntamento (salone dell'oratorio di Regina Pacis ore 20.45) sarà una formazione tenuta da don Carlo Pagliari (direttore del Servizio di Pastorale Diocesana) riguardante la progettazione delle azioni educative in ambito oratoriano.
  2. Nel secondo incontro (una delle sale al I piano dell'oratorio di Regina Pacis ore 20.45) io stesso (ciri) presenterò alle comunità dell'unità pastorale il Progetto Oratori, in cui viene messo per iscritto quanto ascoltato la serata precedente per mettere in pratica e costruire la casa dell'oratorio sulla roccia.
  3. L'ultimo appuntamento (salone dell'oratorio di Regina Pacis ore 18.30) sarà una testimonianza di Ilaria, Ariana e Alex, i tre giovani che stanno facendo l'anno di vita comunitaria a San Bartolomeo in cui ci diranno cosa stanno trovando che prima non vedevano.Per il momento non aggiungo altro ma, si sa, l'appetito vien mangiando quindi al prossimo articolo sul Weekend dell'Educazione 2018.
Ciri

Ps: segnatevi questi appuntamenti in agenda!! SAVE THE DATE


martedì 13 febbraio 2018

San Bartolomeo apre le porte!




Mercoledì 31 gennaio, festa di don Bosco, abbiamo aperto l’oratorio feriale di San Bartolomeo che ha ospitato 16 bambini delle elementari e una ragazzina delle medie. La struttura dei pomeriggi è la medesima degli altri oratori (vedi locandina) ma come dico sempre ogni oratorio è fatto a modo suo e si incarna nella realtà che trova. Di fatto l’oratorio lo dovremmo immaginare con le facce dei singoli che lo vivono piuttosto che la sua connotazione fisica fatta di mura.
Ogni settimana è un’occasione per imparare a intessere e vivere relazioni con lo stile del regno dei Cieli (forse senza accorgersene troppo): legami positivi e prosociali, che aiutano a uscire dal proprio egocentrismo per far spazio ad altri che non mi sono scelto. Più semplicemente, in oratorio (e San Bartolomeo non fa eccezioni) impariamo a vivere da fratelli più che da amici. Gli amici, infatti, si scelgono sulla base di qualcosa in comune che potremmo sintetizzare con il termine “sim-patia”. I fratelli, come detto pocanzi, non si scelgono ma si accolgono. E nella misura in cui mi sono fare accogliere (nelle mie risorse e nelle mie povertà) sarò in grado di accogliere gli altri, anche quelli anti-patici. Magari con l’andare del tempo scoprirò che non sono poi tanto male, che forse il giudizio doveva rimanere in sospeso per favorire una conoscenza più profonda che non si fermi all’apparenza o al sentito dire. Di fatto l’oratorio dovrebbe allenare all’em-patia, ovvero al sentire ciò sentono gli altri, provando a mettermi nei loro panni senza giudicare il libro dalla copertina.
Speriamo, dunque, di fare questo cammino assieme ai ragazzini che vivranno questa nuova avventura, di questo altro oratorio che monta su al percorso degli oratori invernali, assieme anche a quei labOratori che già avevano preso il via e che probabilmente prenderanno vita strada facendo.